10/06/2026
Si continua a parlare di disagio giovanile, di apatia, di violenza gratuita, di ragazzi senza interessi e senza prospettive. Ma quasi nessuno ha il coraggio di guardare una delle cause più evidenti: abbiamo smantellato, pezzo dopo pezzo, tutto ciò che dava ai giovani una passione, un'identità e uno scopo.
Prendiamo il motocross, la regolarità e gli sport motoristici amatoriali. Erano mondi popolati da ragazzi normali, famiglie normali e lavoratori normali. Bastava la passione. Si caricava la moto sul furgone, si partiva all'alba e si correva. Non servivano sponsor, manager o budget da professionisti.
Oggi, invece, per partecipare a una semplice gara serve una struttura alle spalle. Costi alle stelle, attrezzature sempre più costose, trasferte proibitive. Uno sport amatoriale è stato professionalizzato fino all'esasperazione, trasformandosi in un ambiente sempre più elitario e sempre meno accessibile.
E mentre tutto questo accade, continuano a sparire piste, aree di allenamento e spazi dove praticare. Ovunque divieti, chiusure, restrizioni. Ai giovani viene ripetuto che devono fare sport, stare insieme e tenersi lontani dai problemi, ma poi si eliminano sistematicamente i luoghi dove potrebbero farlo.
Il risultato è devastante. Si spegne la passione. Si spegne l'entusiasmo. Si spegne la voglia di costruire qualcosa. E quando una generazione cresce senza passioni autentiche, senza luoghi di aggregazione e senza obiettivi da inseguire, non deve sorprendere l'aumento dell'apatia, della rabbia e di una violenza spesso priva di qualsiasi motivo reale.
Perché una passione non è solo un passatempo. È una disciplina. È un sogno. È un motivo per alzarsi la mattina. È un gruppo di amici. È un traguardo da raggiungere. È un'alternativa concreta al vuoto.
Abbiamo costruito una società che si scandalizza degli effetti ma ignora le cause. Ci si indigna davanti a ragazzi senza interessi, ma si è fatto di tutto per rendere inaccessibili le attività che per decenni hanno formato carattere, responsabilità e senso di appartenenza.
E poi ci si chiede perché sempre meno giovani sognano, partecipano e si mettono in gioco. La risposta è sotto gli occhi di tutti: abbiamo trasformato ciò che era di tutti in qualcosa riservato a pochi, lasciando intere generazioni senza una direzione e senza un motivo per credere in qualcosa
Tonia Donato
Nella foto The Ricky Johnson