USB Federazione ROMA

USB Federazione ROMA UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI Alla confederazione aderiscono in forma associativa l’AS.I.A.

Unione Sindacale di Base
UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI

Oltre 600 delegati, di tutti i settori del mondo del lavoro e provenienti da ogni parte d’Italia, hanno scelto di dare vita alla USB, Unione Sindacale di Base, la nuova confederazione varata il 23 maggio 2010 al Teatro Capranica di Roma. Nucleo centrale della nuova organizzazione RdB, SdL e consistenti

realtà della CUB, che insieme ad altre organizzazioni sindacali di base sono giunte al termine del processo costituente iniziato 2 anni prima; un percorso che, iniziato con l'assemblea milanese del maggio 2008, ha coinvolto nella discussione migliaia di delegate e delegati, i quali sono riusciti a superare vecchi steccati ed hanno avuto la capacità e l’entusiasmo di progettare il futuro del sindacalismo indipendente dal quadro politico, istituzionale e padronale. Hanno partecipato con interesse alla nascita di USB anche Snater e Or.S.A., che hanno portato i loro contributi al dibattito congressuale confermando l'interesse a prendere parte al processo di unificazione, anche se con tempi diversi. USB non è un’organizzazione che va ad aggiungersi a quelle esistenti, ma ha l’ambizione e la possibilità di costituire il sindacato maggioritario che oggi serve ai lavoratori ed ai settori popolari. La nuova confederazione nasce forte della storia, del radicamento e della rappresentatività delle organizzazioni precedenti, già firmatarie di numerosi contratti collettivi nazionali di lavoro. USB ha una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, regionale e provinciale ed una forma snella e pratica, prevedendo due macro-aree intercategoriali (il settore pubblico e il settore privato) sulla scia di quanto già avvenuto in molti paesi europei come Germania e Grecia. Al contempo, USB mantiene e rafforza il suo radicamento nei luoghi di lavoro e predispne la sua presenza nei territori in modo da rispondere adeguatamente alle istanze di “Uguaglianza, Solidarietà, Bisogni” provenienti non più solo dai segmenti classici del mondo del lavoro, ma anche da quelli di “nuova generazione”: i precari, i migranti, i disoccupati e coloro che non hanno un reddito o sono senza casa. associazione per il diritto alla casa, e l’Organizzazione dei Pensionati. Grande importanza è data anche ai servizi, attraverso efficienti servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, sportelli migranti. USB ha un approccio sindacale intercategoriale, con l’obiettivo di contrapporsi alla frammentazione dei lavoratori connettendo le lotte nei luoghi di lavoro, sul territorio e nel sociale. Attraverso una capillare diffusione sul territorio nazionale (90 sedi in tutte le regioni), USB rappresenta ed organizza i soggetti del lavoro e del non lavoro, è sindacato accogliente per le nuove istanze sociali, è sindacato "meticcio", è sindacato “contaminato” dalle esperienze provenienti da altre realtà di lotta: per la casa, per l’ambiente, per i beni comuni, per i diritti uguali dei migranti. USB rifiuta lo "sviluppismo", che distrugge vite umane e territori, genera guerre, razzismo e miseria e vuole porsi come sindacato capace di attivare un cambiamento generale nel nostro paese. In continuità con la storia delle organizzazioni costituenti la nuova confederazione, nella USB sono centrali la democrazia e la partecipazione attiva dei lavoratori attraverso una forma organizzativa orizzontale in tutte le sue articolazioni. Ancora, USB è il sindacato del conflitto, finalizzato all’acquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori non finalizzata unicamente alla riduzione del danno. Grande importanza è riservata ai temi internazionali. All’assemblea costitutiva del 23 maggio sono giunti i messaggi di auguri provenienti da molte organizzazioni sindacali internazionali, fra cui quello della Confederazione sindacale mondiale WFTU (World Federation of Trade Unions), dal PAME, il sindacato combattivo greco che sta guidando le lotte in quel paese, e dal LAB, sindacato Basco. Le strutture organizzative di USB
La Confederazione (www.confederazione.usb.it)
USB Pubblico Impiego (www.pubblicoimpiego.usb.it)
USB Lavoro Privato (www.lavoroprivato.usb.it)
USB Federazioni territoriali (le nostre sedi)

I servizi della USB
Ufficio Vertenze e Assistenza Legale: recupero crediti da lavoro (differenze retributive, arretrati, inserimento nei fallimenti, ecc.), controllo busta paga, scatti di anzianità, t.f.r., malattia e infortunio;

CAF Servizi di Base (assistenza fiscale); (www.cafservizidibase.it)

Patronato attraverso specifica Convenzione (assistenza previdenziale ecc.);

sportello salute, ambiente, sicurezza, infortuni, malattie professionali, ecc.;

assistenza alla persone handicappate;

assistenza ai lavoratori immigrati;

consulenza e assistenza legale su tutti i problemi della casa (affitti, sfratti, patti in deroga).

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 “𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶” 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶: 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮.Da un paio di...
04/06/2026

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 “𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶” 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶: 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮.
Da un paio di giorni si è aperta una grande polemica sulle rivelazioni pubbliche fatte da un gruppo di lavoratori dell’Animazione, Un.i.ta, che ha raccontato le problematiche di un settore sfruttato e sottopagato all’interno della lavorazione della serie Netflix “Due Spicci” di Zerocalcare, creando non poco dibattito.
I lavoratori hanno denunciato le proprie condizioni di lavoro legate a finte partite iva, reperibilità e paghe basse a fronte di ritmi orari e quantitativi di lavoro sproporzionati. La polemica ha coinvolto due grandi studi di animazione italiani, Movimenti Production e Doghead Animation, e rapidamente il caso è diventato anche politico con un’interrogazione al Ministero del Lavoro e l’esplosione di prese di posizione pubbliche.
Come Slang e USB Cinema, solidarizziamo con la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per il riconoscimento della subordinazione e contro le paghe orarie infime denunciate nel corso di questi giorni. Siamo un sindacato che lotta per l’applicazione del CCNL Cineaudiovisivo nel mondo dell’animazione nel Cinema e nelle serie televisive in tutte le sue declinazioni e per un rinnovo decente del suddetto, scaduto da oltre 25 anni, che non tiene conto delle nuove mansioni e le nuove tecnologie del settore. Allo stesso tempo, nel corso degli ultimi anni abbiamo portato avanti numerose lotte contro le finte partite IVA e per i diritti dei lavoratori precari e con contratti di lavoro atipici (co.co.co, stagionali etc), una piaga che tanto nel settore dell’animazione quanto nel cinema è all’ordine del giorno.
L’attacco diretto alla persona di Zerocalcare, che non è responsabile della produzione né della serie né degli studi coinvolti, da parte di noti esponenti politici Gasparri e Malan di Forza Italia a pochi giorni dal lancio della serie, fa luce su quanto si stia strumentalizzando una lotta per i diritti sindacali in chiave politica; a muoverla sono infatti gli stessi senatori che votano no all’introduzione del salario minimo. L'attenzione viene ancora una volta spostata dal vero nodo della questione: il modello produttivo adottato dalle grandi piattaforme e multinazionali dell’intrattenimento, come Netflix in questo caso. Le cosiddette Major acquisiscono i diritti delle opere e demandano poi a una f***a rete di società esterne gran parte delle attività necessarie alla loro realizzazione. Anche in questa vicenda il meccanismo è stato lo stesso: la multinazionale ha esternalizzato una parte significativa delle lavorazioni senza garantire un'effettiva vigilanza sul rispetto delle norme contrattuali e delle condizioni di lavoro lungo tutta la filiera produttiva. Un sistema che ha consentito la progressiva compressione dei diritti di centinaia di lavoratrici e lavoratori, gli stessi che con la propria professionalità e il proprio lavoro hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione del prodotto finale e al successo commerciale dell'opera.
I problemi del mondo dell’animazione non sono di certo un singolo autore, né i singoli studi che sono stati denunciati dai lavoratori ma sono strutturali al mondo dell’animazione italiana, tutti gli studi, tutti i progetti. I punti critici del settore infatti sono moltissimi: il piccolo mercato sul territorio nazionale, il poco numero di fondi e supporto da parte del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Istruzione (anche quando collegato con produzioni nazionali od europee), la mancata presenza di una formazione professionale pubblica e accessibile, appalti a studi minori e singoli professionisti, gestione e detenzione dei diritti d’autore delle opere prodotte(che non permette ai lavoratori di aggiornare i portfolio), e molto altro.
Il settore soffre, inoltre, la frammentazione contrattuale ed è denotato da una difficoltà oggettiva a organizzarsi; come USB siamo convinti e convinte che nonostante le difficoltà sia l’organizzazione di chi lavora a poter costituire il primo argine per rivendicare salario e diritti e bene hanno fatto i lavoratori a portare al centro dell’attenzione le proprie condizioni di lavoro, ora per cambiarle serve organizzarsi e rilanciare una piattaforma che tenga conto della complessità del settore.
Invitiamo i Lavoratori e le Lavoratrici di questo settore ad unirsi a USB per rivendicare le giuste tutele e il giusto salario.
Potete contattare direttamente le nostre sedi territoriali o inviare una mail al nostro indirizzo: [email protected]

01/06/2026

+++ATTENZIONE+++

DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei portuali di:
Francia - Grecia - Paesi Baschi - Turchia - Marocco - Italia

riuniti nel 3° Incontro Internazionale dei Sindacati dei Lavoratori Portuali - Istanbul - 18-19 maggio 2026

I lavoratori portuali non diventeranno un anello della catena delle loro guerre!

Noi, i sindacati dei lavoratori portuali di oltre 35 porti in Europa e nel Mediterraneo, riuniti a Istanbul in occasione del 3° Incontro Internazionale, rivolgiamo un appello militante comune ai nostri compagni di lavoro in ogni porto, in ogni paese.

Il nostro incontro si svolge in un momento in cui gli eventi stanno confermando drammaticamente ciò che abbiamo già dichiarato: i porti, le rotte marittime, le ferrovie, i magazzini, la logistica, l’intera catena dei trasporti, si stanno trasformando sempre più apertamente in infrastrutture di guerra.

I governi, gli Stati Uniti sotto Trump, la NATO, l’UE e i monopoli vogliono rendere i lavoratori complici nel trasporto di armi e materiale militare destinati al massacro dei popoli.
Non faremo loro questo favore!

Non partiamo da zero. Abbiamo già esperienza, decisioni comuni, eredità preziose e legami forgiati nella lotta. Lo sciopero e la giornata internazionale di azione che abbiamo organizzato il 6 febbraio in 7 paesi e 20 porti è stata una pietra miliare storica. I lavoratori portuali hanno lanciato un messaggio potente: non lavorano per le guerre degli imperialisti.

Hanno dimostrato che il coordinamento non è solo uno slogan. Può diventare azione. Può estendersi dal Pireo a Genova, Marsiglia, Le Havre, Tangeri, Mersin, Livorno, Bilbao, Pasaia, Trieste, fino a ogni porto dove i lavoratori alzano la testa.

Oggi, tuttavia, gli sviluppi richiedono che continuiamo con ancora maggiore determinazione ciò che abbiamo iniziato.
L'aggressione imperialista in Medio Oriente si sta espandendo. Il genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato assassino di Israele continua con il sostegno degli USA, della NATO e dell'UE.

L'attacco statunitense-israeliano contro l'Iran, la fiammata di guerra nello Stretto di Hormuz, gli attacchi alle navi, i blocchi, la militarizzazione dei passaggi marittimi, tutto ciò dimostra che i popoli e i lavoratori vengono spinti sempre più in profondità nell'abisso della guerra.

I nostri stessi porti sono in prima linea in questo conflitto. Vogliono che le nostre mani carichino armi, per servire i loro eserciti. Vogliono che le infrastrutture costruite con il sudore dei lavoratori diventino basi per interventi, blocchi, genocidi e attacchi contro i popoli. I governi parlano di “sicurezza”, “stabilità” e “libertà di navigazione”. Ma la verità è diversa. Dietro queste parole si nascondono le rivalità per il controllo delle rotte energetiche, delle rotte commerciali, dei porti, delle materie prime e dei mercati.
Dietro di esse si nasconde il conflitto tra potenti Stati capitalisti su chi dominerà nel sistema imperialista. Questo non ha nulla a che vedere con gli interessi o la sicurezza dei popoli.

Di fronte a questa realtà, i lavoratori non possono riporre la loro fiducia in quelle forze sindacali che accettano gli obiettivi dell’“economia di guerra, attraverso il compromesso”, che presentano il coinvolgimento nelle guerre come “sviluppo”, “posti di lavoro” o “interesse nazionale”, che invitano i lavoratori a fare sacrifici per i profitti e le guerre, a schierarsi dietro le esigenze dei governi, degli armatori, dei monopoli e delle alleanze imperialiste.

Mentre miliardi vengono spesi in armamenti, i lavoratori portuali lavorano in condizioni di intensificazione, orari estenuanti, rapporti di lavoro flessibili, subappalto, salari bassi e mancanza di misure di salute e sicurezza. Subiscono le conseguenze della guerra, che porta inflazione e aumento dei prezzi di cibo, carburante e beni di prima necessità.

Sacrificano le nostre vite per i loro profitti in tempo di pace, e ora vogliono sacrificarle in guerra. Il costo delle loro guerre ricade sempre sulle stesse spalle: i popoli, i lavoratori, i marittimi, i portuali, i rifugiati.

Chiediamo:
1. La fine immediata del genocidio del popolo palestinese e l'apertura di un corridoio sicuro per gli aiuti umanitari. La fine della colonizzazione, dell'occupazione e dell'apartheid imposte al popolo palestinese e il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente, riconosciuto dalla comunità internazionale, entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale.
2. La fine della guerra in Medio Oriente, così come di tutti i blocchi e i conflitti in tutto il mondo. Nessun sostegno, nessuna facilitazione, nessuna partecipazione all’aggressione statunitense-israeliana contro l’Iran, il Libano o qualsiasi altro intervento imperialista. Flotte e basi militari fuori dalla regione. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai popoli di Cuba e del Venezuela, minacciati dall’imperialismo statunitense, e del Sudan. Chiediamo la difesa della sovranità dei popoli, delle risorse, dell’integrità territoriale, della pace con giustizia e del diritto alla resistenza per l’autodeterminazione.
3. I porti non devono essere utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, equipaggiamento militare e truppe. Chiediamo ai sindacati di rafforzare la vigilanza, di informare i lavoratori, di smascherare i carichi bellici e di organizzare una resistenza collettiva di massa con tutti i mezzi legittimi a nostra disposizione e con la nostra lotta.
4. Rifiutiamo il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture critiche. I porti appartengono ai popoli e ai lavoratori. Non sono basi per la NATO, gli Stati Uniti o l'UE, né strumenti degli armatori e dei gruppi monopolistici.
5. No all’economia di guerra e agli armamenti. Il denaro deve essere utilizzato per i salari, i contratti collettivi, la sanità, l’istruzione, i bisogni sociali e la tutela della vita e della sicurezza sul lavoro.
6. Misure di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nessun altro lavoratore morto per il profitto. Basta con l’intensificazione del lavoro, il subappalto, le condizioni pericolose e l’arbitrarietà dei datori di lavoro.
7. Contratti collettivi con aumenti salariali reali, posti di lavoro stabili con diritti, una politica pensionistica con pensioni migliori e una riduzione dell’orario di lavoro. Gli sviluppi tecnologici, la meccanizzazione, l’automazione e l’uso dell’intelligenza artificiale devono essere contrastati affinché non portino alla perdita di posti di lavoro.

Per rafforzare il coordinamento internazionale tra i sindacati dei lavoratori portuali e dei lavoratori del settore marittimo, è impegno comune lo scambio di informazioni tra i sindacati per un’azione comune, mobilitazioni simultanee e iniziative di sciopero a sostegno del blocco contro la guerra e le armi, nonché la solidarietà con ogni sindacato sotto attacco da parte di governi, datori di lavoro e meccanismi repressivi.
In questo incontro, i sindacati partecipanti hanno concordato, firmando questa dichiarazione, di indire una seconda giornata di lotta internazionale dei lavoratori portuali nel prossimo ottobre 2026.

Da Istanbul inviamo il messaggio:

I lavoratori portuali non si sacrificheranno per i loro profitti e le loro guerre.
Non carichiamo la morte.
Non trasportiamo proiettili, bombe e missili per uccidere i bambini.
Non accettiamo che i nostri porti vengano trasformati in basi militari.

I lavoratori non pagheranno per l’economia di guerra, l’inflazione, gli armamenti e i profitti dei monopoli.

La nostra forza sta nell’organizzazione. Sta nei nostri sindacati, nelle assemblee generali, nelle decisioni collettive, nella solidarietà tra lavoratori di diversi paesi.

Noi, i lavoratori dei porti, sappiamo molto bene che senza di noi nulla si muove. Senza le nostre mani, i container restano fermi, le navi non vengono caricate, le macchine da guerra sono bloccate.

Chiediamo a tutti i sindacati dei lavoratori portuali di discutere questa dichiarazione, di rafforzare le nostre azioni comuni e di organizzare azioni congiunte, per rafforzare i legami di solidarietà tra i porti.

La storica mobilitazione del 6 febbraio ha indicato la strada, la prossima farà un passo avanti!

I lavoratori portuali non lavorano per la guerra!
Porti dei popoli e della pace - non basi degli imperialisti!

Firmato dai seguenti sindacati:
CGT Port and Docks - Francia
Enedep - Grecia
LAB - Paesi Baschi
LIman-Is - Turchia
ODT - Marocco
USB - Italia

Adesione
Orsa Porti Gioia Tauro - Italia

27/05/2026

Caro-prezzi, A.Ba.Co. dopo l’incontro in Prefettura a Roma: "Subito un controllo popolare contro le speculazioni per difendere il potere d’acquisto delle famiglie e la stabilità sociale"
Roma, 25 maggio 2026 – Si è concluso oggi l’incontro tra la delegazione di A.Ba.Co. (Associazione di Base dei Consumatori) e i rappresentanti della Prefettura di Roma. Al centro del colloquio, fortemente voluto dall’associazione, la pressante emergenza legata all’impennata dei prezzi al consumo e le pesanti ripercussioni che questa dinamica sta scaricando sulla tenuta sociale del Paese.
Nel corso del tavolo, A.Ba.Co. ha esposto con fermezza i rischi concreti di un’inflazione fuori controllo, chiedendo esplicitamente alla Prefettura di Roma quali iniziative e strumenti formali si stessero mettendo in campo a livello territoriale per monitorare il fenomeno e segnalare tempestivamente le anomalie alle autorità giudiziarie e di vigilanza competenti. I rappresentanti della Prefettura hanno ribadito che l’organo di governo locale non possiede poteri sanzionatori diretti, ma esercita una fondamentale funzione di vigilanza.
È emersa, d’altronde, la consapevolezza condivisa che il tema del carovita ha ormai assunto un carattere generale e strutturale, la cui risoluzione scavalca le possibilità di intervento di una singola prefettura.
Proprio per l'estensione nazionale del problema, l'azione di A.Ba.Co. sta registrando una rapida accelerazione in tutta Italia: l'associazione comunica infatti di essere già stata contattata da altre importanti prefetture, tra cui quelle di Napoli e di Campobasso, a dimostrazione di come la mobilitazione stia trovando ascolto e sensibilità da parte dei rappresentanti del Governo sul territorio.
Durante l'incontro di oggi a Roma, il confronto si è focalizzato sulle soluzioni concrete da attivare subito. Attualmente, presso la Prefettura capitolina è operativo un Osservatorio sui prezzi dei prodotti agricoli, uno spazio istituzionale strategico al quale A.Ba.Co. ha formalmente chiesto di partecipare per dare voce diretta ai cittadini. L’associazione ha tuttavia specificato che questa misura, seppur lodevole, non è più sufficiente per coprire i reali bisogni della popolazione.
A.Ba.Co. ha infatti annunciato l’intenzione di presentare una formale richiesta al Governo nazionale affinché l’esperienza degli osservatori sui prezzi delle prefetture venga estesa per legge a tutte le altre principali filiere economiche e dei servizi.
L’obiettivo di questa estensione è chiaro e non più rimandabile: dare alle associazioni dei consumatori e ai comitati di cittadini gli strumenti giuridici e gli ambiti fisici per monitorare costantemente l’andamento dei prezzi, svelando e bloccando sul nascere le speculazioni che si annidano lungo i passaggi delle filiere. Come già avvenuto e duramente denunciato da A.Ba.Co. in passato sul fronte del prezzo dei carburanti, le manovre speculative sono costantemente dietro l’angolo. Senza un argine normativo, i rincari ingiustificati rappresentano una minaccia immediata e devastante per il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati, trasformandosi in un potenziale e pericoloso innesco di tensioni sociali, specialmente per i quartieri e le fasce più popolari della cittadinanza.
È proprio sulla necessità di attivare e istituzionalizzare forme diffuse di "controllo popolare" sui prezzi a livello territoriale che l’associazione insiste da tempo. L’invio delle richieste per l’apertura dei tavoli di monitoraggio a tutte le prefetture d’Italia risponde esattamente a questa visione: restituire alle comunità locali il potere di difendere la propria dignità economica e la propria stabilità sociale di fronte ai giganti della speculazione.

Ufficio Stampa A.Ba.Co. - Associazione di Base dei Consumatori
Sede Nazionale: Via Cagliari 11, 00198 Roma
Sito web: www.abaco.info - Email: [email protected]

25/05/2026

Ama SPA: i lavoratori rilanciano la protesta e il prossimo 12 giugno sarà sciopero

Dopo il partecipato sciopero dell’11 maggio e il successivo incontro con la Direzione Generale di Roma Capitale, i lavoratori dell’igiene ambientale dipendenti di AMA S.p.A. esprimono forte insoddisfazione per le risposte ricevute.

Resta infatti evidente il progetto aziendale di trasformare domeniche e festività in ordinari giorni di lavoro, cancellando di fatto tempi di vita, diritto al riposo e dignità dei lavoratori. Una scelta inaccettabile che scarica ancora una volta sui dipendenti le responsabilità delle inefficienze organizzative e gestionali dell’azienda.

Il servizio di igiene ambientale non si migliora peggiorando le condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce pulizia e decoro alla città. Servono invece investimenti, mezzi efficienti, organizzazione del lavoro e una gestione dirigenziale all’altezza delle necessità della cittadinanza e dei lavoratori.

Le stesse controverse consultazioni sull’ipotesi di accordo sottoscritta da CGIL, CISL, UIL e FIADEL hanno certificato una profonda sfiducia dei lavoratori verso le rappresentanze sindacali firmatarie. In numerosi posti di lavoro si sono registrate percentuali altissime di bocciatura dell’accordo, segnale evidente di uno scollamento sempre più marcato tra organizzazioni sindacali che assecondano la volontà aziendale e lavoratori ormai stanchi di assistere allo smantellamento progressivo dei propri diritti.

Per queste ragioni la mobilitazione prosegue. I lavoratori rilanciano la protesta e il prossimo 12 giugno incroceranno nuovamente le braccia con uno sciopero e un presidio sotto il Campidoglio.

La cittadinanza deve sapere che le gravi mancanze del servizio sono responsabilità esclusiva della dirigenza AMA e delle scelte politiche aziendali, non dei lavoratori che quotidianamente operano in condizioni sempre più difficili.

USB continuerà a sostenere la lotta dei lavoratori dell’igiene ambientale fino al ritiro di ogni progetto di peggioramento delle condizioni di lavoro e al reale rilancio del servizio pubblico.



USB Unione Sindacale di Base Igiene Ambientale AMA

25/05/2026
+++Attenzione+++SABATO 23 LA METRO A SARà CHIUSA PER LAVORIdi seguito le indicazioni per raggiungere la piazza del corte...
22/05/2026

+++Attenzione+++

SABATO 23 LA METRO A SARà CHIUSA PER LAVORI
di seguito le indicazioni per raggiungere la piazza del corteo

22/05/2026

Se anche l’ISTAT rilancia la manifestazione operaia del 23 maggio

Se l’ISTAT voleva dare un contributo alla manifestazione operaia di domani per i salari e contro il carovita c’è riuscita alla grande. Undici milioni di persone a rischio povertà, l’8,6% del potere d’acquisto perduto rispetto al 2019, un quinto della popolazione che ha difficoltà ad arrivare a fine mese e oltre un quarto che non riesce a far fronte alle spese impreviste: è questa la sintesi che i media mainstream riportano del rapporto annuale pubblicato ieri e che sembra l’incipit della manifestazione di domani a piazza della Repubblica.

Il Paese è bloccato, l’industria è ferma da più di due anni e perde continuamente pezzi, mentre il governo è sempre più spaesato e senza una strategia per affrontare una situazione che ogni giorno si fa più complessa.

Giorgetti ha l’assillo di far quadrare i conti e spera che la Ue renda più flessibili regole che invece restano molto rigide. E la Meloni che ogni giorno è costretta a dire cose in contraddizione con quello che andava sostenendo fino a qualche settimana fa, sembra ormai un disco rotto. Il primo maggio si è inventata la formula del salario giusto che per lei in sostanza sarebbe quello attuale, ma l‘idea era così insignificante che è già stata dimenticata.

E ora ci pensa l’ISTAT a certificare, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Paese sta scivolando verso il baratro.

Ma di cosa ha bisogno l’Italia per affrontare questa crisi che non è soltanto economica ma è di prospettiva? Qual è il cambiamento vero di cui c’è bisogno?

A urlarlo per le strade di Roma saranno domani migliaia di operai provenienti da tutta Italia. La loro è una piattaforma che esce dalle lotte e dalle vertenze di questi anni e che parla un linguaggio chiaro e inequivocabile: rialzo dei salari, controllo dei prezzi, basta precarietà, rilancio dell’economia pubblica, più potere ai lavoratori per combattere omicidi e infortuni sul lavoro, diritto alla casa e regolarizzazione per tutti i lavoratori stranieri.

Questa piattaforma, però, mentre parla di condizioni di lavoro e di vita, è anche una proposta di futuro per tutti. Guarda infatti ad una economia di pace e si contrappone a chi invece vede nel riarmo una prospettiva economica ed un’opportunità per l’Italia o l’Europa. Per questo domani a piazza della Repubblica ci sarà l’incontro con chi è appena tornato dalla Flotilla, dopo il sequestro e i pestaggi subiti da parte di Israele. Perché il filo che lega la questione sociale e la lotta contro la guerra e per la difesa dei popoli colpiti dall’aggressione imperialista è unico.

Che futuro vogliamo? È questo il grido che lancia la manifestazione di domani, che è un grido di lotta per cacciare il governo della guerra ma anche un appello per unire il popolo della pace.

Ci vediamo in piazza, ore 14:00 a piazza della Repubblica.

22/05/2026

La legge 146 del 1990, quella che da allora limita pesantemente il diritto di sciopero, viola la Carta Sociale Europea in tre punti: 1) sono troppi i settori che rientrano nella definizione di servizi essenziali; 2) l’obbligo di indicare la durata dello sciopero già al momento della sua proclamazione indebolisce eccessivamente lo sciopero stesso; 3) sono eccessivi i periodi dell’anno nei quali non si può scioperare e, soprattutto, l’impossibilità di scioperare nei “momenti chiave” è un altro fattore di forte indebolimento dello sciopero.

Queste tre violazioni dei principi della Carta Sociale Europea sono state riconosciute dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali (CEDS) in un suo recente pronunciamento sul ricorso presentato dall’USB. Il CEDS è un organo del Consiglio d’Europa incaricato di monitorare l'attuazione della Carta Sociale Europea da parte degli Stati membri. Ora, sulla base di queste decisioni, il Governo e il Parlamento italiani dovrebbero rivedere la legge 146 per riallinearla con i principi della Carta Europea.

Di questo parleremo al Convegno dell’11 giugno all’hotel Nazionale. Sono stati invitati i partiti di opposizione Pd, M5S e AVS, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, i presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, la presidente della Commissione di Garanzia, il Ministro del Lavoro e il presidente del CNEL.

CUBA PER LA PACECONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USADecine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono ri...
22/05/2026

CUBA PER LA PACE
CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA

Decine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono riuniti per rispondere alle minacce di aggressione contro Cuba.

Crediamo sia urgente una mobilitazione unitaria al fianco del popolo cubano.

Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, pacifiste e solidali di unirsi in un ampio fronte contro ogni tipo di aggressione a Cuba.

Chiediamo la fine del blocco, che è a tutti gli effetti una punizione collettiva e unilaterale contro un Paese pacifico che ha esportato solo solidarietà e non rappresenta una minaccia per nessun altro Paese.

Convochiamo per giovedì 28 maggio una manifestazione a Roma, che si concluda sotto l'Ambasciata Usa, e si invitano tutte le città a costruire momenti unitari sotto le sedi diplomatiche e militari statunitensi nella stessa data.

Invitiamo tutti e tutte a un'assemblea unitaria nazionale della solidarietà con Cuba a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, per domenica 7 giugno alle ore 10:00.

Nel contesto attuale, invitiamo tutti alla massima allerta e pronta operatività per difendere Cuba nel nostro Paese e mobilitarsi subito in caso di attacco.

Indirizzo

Via Dell'Areoporto
Rome
00175

Telefono

06.762821

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