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29/10/2026

A Tel Aviv, centinaia di persone, tra ebrei e palestinesi, sono scese in strada per chiedere un governo alternativo a quello guidato da Benjamin Netanyahu, fondato sulla collaborazione tra partiti ebraici e arabi. Il principale riferimento politico è Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano e leader del partito centrista Yashar, alla guida del blocco di opposizione ebraico. Durante la protesta, la polizia è intervenuta per disperdere i manifestanti, spingendo e trascinando alcuni di loro.

Al centro della mobilitazione c’è il risultato elettorale e la possibilità di tradurlo in una maggioranza parlamentare. Il blocco di Netanyahu è fermo a 53 seggi, mentre il fronte guidato da Eisenkot ne ottiene 48. A questi si aggiungono i 19 seggi delle forze arabe: insieme, opposizione e partiti arabi arriverebbero a 67, superando la soglia dei 61 seggi necessaria per ottenere la maggioranza alla Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano. Eisenkot ha escluso in campagna elettorale un governo sostenuto dai partiti arabi. Il quadro potrebbe inoltre cambiare con il conteggio delle schede a doppia busta, atteso entro venerdì e comprendente soprattutto i voti dei militari, oltre a quelli di altre categorie impossibilitate a votare nel proprio seggio. Storicamente, queste schede tendono a favorire i partiti sionisti e a ridurre il peso relativo delle liste arabe e ultraortodosse. Il loro impatto finale resta però difficile da prevedere.

«Siamo la maggioranza, ebrei e palestinesi, e chiediamo subito un governo congiunto», affermano i promotori della mobilitazione nel messaggio che accompagna il video. La strada verso un nuovo governo, tuttavia, resta in salita. Il blocco di opposizione è composto da forze politiche con posizioni diverse e alcuni suoi leader hanno escluso una coalizione con i partiti arabi. Questi ultimi, dopo aver ottenuto un risultato significativo, potrebbero risultare decisivi per impedire a Netanyahu di restare al potere. La partita si sposterà ora alla residenza del presidente Isaac Herzog. Una volta ricevuti i risultati ufficiali Herzog avvierà le consultazioni con i rappresentanti delle diverse forze parlamentari, che potranno indicargli il candidato a cui affidare l’incarico di formare il governo.

Negli ultimi anni, in Italia quasi una famiglia su tre ha ridotto quantità o qualità del cibo che compra.Secondo l’Atlan...
29/10/2026

Negli ultimi anni, in Italia quasi una famiglia su tre ha ridotto quantità o qualità del cibo che compra.

Secondo l’Atlante della Fame di Azione Contro la Fame, nel 2025 circa 5,4 milioni di persone in Italia non potevano permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. Tra i genitori, quattro su cinque rinunciano a mangiare per lasciare ai figli la parte migliore, e più della metà ha ridotto le porzioni. Il 70% prova vergogna, quasi il 40% nasconde le difficoltà.

Fare la spesa nel 2025 ci è costato il 30% in più rispetto al 2019. Ma quei soldi non sono arrivati a chi coltiva: secondo la rete TerraComune, tra il 2010 e il 2020 hanno chiuso quasi 488mila aziende agricole, il 30% del totale, e l’80% dei fondi PAC va al 20% delle imprese più grandi.

Ne parliamo nell’ultimo episodio di OOF, la newsletter completa è al link in bio.

28/10/2026

E se dopo la morte continuassimo a esistere online? I social non dimenticano.
I nostri post, le foto, i messaggi: tutto rimane, anche quando noi non ci siamo più. Ma questa presenza digitale eterna rischia di rendere più complessa l’elaborazione del lutto.

Davide Sisto, filosofo specializzato in tanatologia digitale, pone domande fondamentali che non possiamo più ignorare: che fine fa la nostra identità online dopo la morte? I chatbot che simulano persone scomparse sono un aiuto o un'illusione?

La tecnologia non sta solo cambiando il modo in cui viviamo, ma anche il modo in cui moriamo e veniamo ricordati.

È arrivato il momento di affrontare seriamente questo tema, non solo dal punto di vista etico, ma anche sociologico e legale. Se il nostro ricordo resta per sempre, chi decide cosa cancellare e cosa conservare?

Questa è DEEP, la rubrica di VD che analizza i temi più attuali legati all’Intelligenza Artificiale, il digitale e le loro implicazioni sociali, culturali ed etiche.

«Si indica un soggetto preciso su cui riversare tutte le responsabilità per nascondere la vera questione: cioè il disagi...
28/10/2026

«Si indica un soggetto preciso su cui riversare tutte le responsabilità per nascondere la vera questione: cioè il disagio e le richieste di chi protesta in piazza», commentava a VD nei giorni scorsi Francesco Romeo, storico avvocato dei movimenti. Il “soggetto” era Youssef Siher, amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 Ottobre, nati dopo le proteste, che il GIP ha rimesso in libertà mercoledì.

Archiviate le accuse, ora serve «dare continuità e allargare la partecipazione nelle piazze», dice a VD un portavoce di Italia In Piazza, il movimento spontaneo che a partire dai social ha organizzato le piazze del 17 ottobre.

L’intervista completa è disponibile sul sito di VD al link in bio.

Autore:

Cover credit: Antonio Masiello/Getty Images

28/10/2026

Il 29 luglio un incendio ha costretto circa 400 persone a lasciare Spin Time, uno stabile occupato da tredici anni nel quartiere Esquilino, a Roma. Da allora, le famiglie che vivevano nell'edificio non hanno più potuto fare ritorno nelle proprie case. Per settimane molte di loro hanno dormito in tende e materassi davanti allo stabile, chiedendo una soluzione al Comune e alla proprietà.

A dare una prima risposta è stata la solidarietà di tanti cittadini. Il Polo Civico Esquilino, insieme alle associazioni del territorio, si è mobilitato per trovare sistemazioni temporanee agli sfollati. Alcune famiglie hanno aperto le porte delle proprie abitazioni, accogliendo chi era rimasto senza un tetto. Un gesto concreto, anche in risposta a chi sui social, di fronte alle richieste di accoglienza, ripete spesso «ospitateli a casa vostra». Come raccontano gli stessi cittadini che hanno offerto ospitalità, però, la solidarietà può affrontare un'emergenza, ma non sostituirsi alle istituzioni.

Così, il 19 settembre centinaia di persone sono scese in piazza per chiedere che Spin Time venga restituito ai suoi abitanti e alla città. In tredici anni, quello stabile non è stato soltanto una casa per chi non poteva permettersi un affitto, ma anche uno spazio aperto al quartiere, con un teatro, un'osteria popolare, sportelli sociali e attività culturali. Un modello di diritto alla città e all'abitare che oggi chi lo ha costruito chiede di non perdere.

Questo video è parte del progetto Sphera, un network di media europei, promosso dalla Commissione Europea, che racconta le sfide sociali delle nuove generazioni con un approccio cross-border e internazionale, di cui VD News è membro e rappresenta l’Italia.

Il video completo è sul canale YouTube di VD.

28/10/2026

L’agricoltura non è più quella di una volta. Le nuove generazioni stanno guidando una grande trasformazione tecnologica, ma spesso le aziende hanno difficoltà a trovare il personale necessario. I centri di formazione superiore ITS permettono di acquisire le competenze richieste dalle nuove professioni.

Il modo migliore per orientarsi è conoscere i nuovi mestieri prima di iscriversi. «Filiere del Futuro» è il progetto nazionale di orientamento di tre ITS Academy dell'agroalimentare, in Puglia, Abruzzo e Sardegna. Aiuta a conoscere i mestieri delle filiere e quale percorso intraprendere per arrivarci. Una scelta che fa la differenza: i dati dimostrano che tre diplomati su quattro lavorano a un anno dal diploma.

«Vergognosa». È così che, in un breve video pubblicato sui social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definit...
28/10/2026

«Vergognosa». È così che, in un breve video pubblicato sui social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la decisione della gip di Milano Tiziana Landoni di non convalidare il fermo di Youssef Siher, il 30enne accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Ma se c’è qualcosa che dovrebbe preoccuparci, è proprio la reazione della premier. L’attacco frontale a una giudice che ha valutato gli elementi portati dalla Procura.

Meloni parla di «mortificazione insopportabile» del lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti. Poi affonda: «Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura». Parole che insinuano che una decisione giudiziaria non gradita al governo metta in discussione la capacità dello Stato di proteggere i cittadini.

La gip ha respinto la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare, ritenendo che non ci fossero gravi indizi per le contestazioni. L’inchiesta resta aperta, ma il provvedimento conferma i dubbi sulla tenuta dell’impianto accusatorio che avevamo sollevato su VD News qualche giorno fa, in un’intervista all’avvocato dei movimenti Francesco Romeo. Il canale Telegram “Movimento 17 ottobre” è stato aperto dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre: attribuire a Siher la responsabilità penale delle violenze richiede quindi elementi concreti che dimostrino il nesso tra i messaggi pubblicati e i reati contestati, non una semplice associazione tra la sua attività online e quanto accaduto in piazza.

C’è poi un altro elemento: tra le contestazioni figura il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, introdotto dal decreto sicurezza ed entrato in vigore il giorno prima del fermo. Un aspetto che solleva interrogativi sulla sua applicazione al caso, insieme alla necessità di dimostrare le condotte specifiche attribuite all’attivista. Il governo non può pretendere che i giudici confermino la sua linea politica. È proprio l’autonomia tra i poteri dello Stato a proteggere i cittadini, anche quando una decisione scontenta chi governa.

Cover credit: Nicolas Economou/Getty Images

Nel momento in cui scriviamo, la mattina del 28 ottobre, il risultato delle elezioni israeliane è ancora in bilico. Ma u...
28/10/2026

Nel momento in cui scriviamo, la mattina del 28 ottobre, il risultato delle elezioni israeliane è ancora in bilico. Ma una cosa è certa: la fine politica di Netanyahu è, ancora una volta, rimandata. Come ha detto un esponente dei partiti arabi nel podcast “Israele Anno Zero” di David Lerner, «in Israele al massimo c’è opposizione contro Netanyahu per i suoi processi, contro lo ch*****ne e i sigari che ha ricevuto da amici miliardari. Ma per i 70.000 palestinesi uccisi a Gaza, per quelli, non c’è una vera opposizione».

I partiti arabi rappresentano la popolazione araba con cittadinanza israeliana. Sono un quinto della popolazione, in maggioranza palestinesi, con poca fiducia nella politica e nelle istituzioni israeliane nonché nei partiti, da cui si sentono poco rappresentati. I partiti arabi hanno comunque ottenuto il miglior risultato di sempre a queste elezioni, merito anche della grande affluenza, la più alta dal 1999. Hanno offerto la loro collaborazione a Gadi Eisenkot, che guida il blocco (conservatore) di opposizione a Netanyahu, la cossiddetta opposizione sionista. E potrebbero essere decisivi per la formazione di una maggioranza alternativa (o no) a Netanyahu.

L’intervista completa è su https://ow.ly/3HKB5101ERO
Foto credit: Erik Marmor/Getty Images

«È vivo?», «Sta respirando?». Poi: «Per me può essere pure schiattato». E ancora: «C… me ne frega a me». Fino a «Se schi...
28/10/2026

«È vivo?», «Sta respirando?». Poi: «Per me può essere pure schiattato». E ancora: «C… me ne frega a me». Fino a «Se schiatta ci divertiamo». Sono alcune delle frasi registrate dalla bodycam di uno dei poliziotti intervenuti il 19 luglio al Pilastro, a Bologna, quando Abderrahim Fakir, 42 anni, morì durante un intervento di polizia. Le conversazioni sono riportate nella consulenza medico-legale depositata il 26 ottobre e ora agli atti dell’inchiesta.

Le registrazioni restituiscono i momenti del fermo, mentre gli agenti immobilizzano Fakir e, successivamente, vengono avviate le manovre di rianimazione. Intanto, la perizia individua più concause del decesso: l’intossicazione acuta da cocaina, una grave cardiopatia e l’agitazione psicomotoria, con l’ipertermia associata alla sostanza. A questi fattori si aggiunge la permanenza in posizione prona, con le braccia immobilizzate dietro la schiena.

Secondo i consulenti della Procura, Fakir è morto per insufficienza respiratoria acuta, in un quadro di carenza di ossigeno. La posizione a faccia in giù, mantenuta per circa sei minuti e 27 secondi, avrebbe rappresentato un ulteriore fattore concorrente, riducendo la capacità respiratoria di un organismo già compromesso. La relazione evidenzia inoltre diverse lesioni contusive, ma esclude che abbiano avuto un ruolo causale diretto nella morte.

Sotto esame anche i soccorsi. I periti rilevano criticità nella condotta del personale intervenuto, giudicata non conforme ai protocolli di emergenza per tempestività ed efficacia delle manovre. Precisano tuttavia che, anche con un intervento tempestivo e corretto, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state intorno al 15 per cento.

La Procura di Bologna deve ora valutare gli esiti della consulenza e decidere come procedere. Sono sei le persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminari per omicidio colposo: due agenti e quattro soccorritori della Croce Rossa. Entro il 19 novembre i magistrati dovranno valutare se formalizzare le contestazioni o chiedere l’archiviazione delle posizioni. Le conclusioni dei periti non costituiscono, da sole, un accertamento di responsabilità penale.

28/10/2026

Tre persone incappucciate hanno fatto irruzione alla Galleria Rosso20sette di Roma, dove è in corso la mostra The Collapse of Democracy - States of Injustice, Chapter 2 dell’artista Laika, e hanno imbrattato con vernice spray nera tutte le opere esposte.

L’aggressione è avvenuta nel tardo pomeriggio, quando nella galleria era presente soltanto il gallerista Stefano, che è stato immobilizzato e minacciato. Secondo il racconto dell’artista, gli aggressori gli avrebbero detto che, se si fosse mosso, lo avrebbero riempito di botte.

Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine. La galleria non dispone di telecamere di sorveglianza, ma un testimone avrebbe assistito alla scena dalla strada.

La mostra raccoglie una ventina di opere tra tele, carte e installazioni, realizzate dopo il secondo viaggio di Laika negli Stati Uniti. L’artista ha definito l’accaduto un’aggressione «di stampo squadrista», collegandola al clima di violenza e repressione politica. Laika ha inoltre ricordato di aver già ricevuto minacce sui social, sottolineando come questa sia la prima aggressione fisica.

«Non mi avete messo paura», ha dichiarato in un video diffuso dopo l’accaduto, ribadendo che continuerà a utilizzare la propria arte per denunciare razzismo, fascismo, xenofobia, omofobia, violenza di genere e genocidio in Palestina.

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